L’integrazione parte dai banchi di scuola
Nell’ambito del progetto del PON-FSE dedicato ai temi della intercultura, dell’integrazione e della convivenza civile, gli studenti del “Leonardo” hanno incontrato gli extracomunitari ospiti dell’associazione Acuarinto.
Abdulla, Kibrom, Aktar, Mohamed, Jemal, giovani migranti provenienti dalla Somalia, Eritrea e Afghanistan, hanno risposto alle domande sul loro arrivo lungo le coste siciliane. Con un italiano incerto hanno raccontato di una vita difficile, di diritti umani negati, di un’adolescenza trascorsa nel dolore e nella sopraffazione .
Aktar ha spiegato con amarezza che gli immigrati raggiungono l’Italia in cerca di protezione, in fuga dalla povertà, dalle persecuzioni religiose, dalle lotte e dai conflitti presenti nel proprio paese. Ad alcuni viene riconosciuta la condizione di rifugiato politico ed hanno così accesso ad un programma di accoglienza e integrazione. Con trasporto ed emozione ha anche fatto una richiesta … di voler essere chiamato senza nessun altro appellativo se non quello di “persona”.
“Sono scappato otto mesi fa - dice Abdulla - perché volevo una vita migliore. Nel mio paese c’è la guerra”. I suoi occhi lasciano intravedere un velo di malinconia e di nostalgia quando gli viene chiesto dei familiari e degli amici che ha lasciato “a casa”.
Il più giovane è Jemal, frequenta una scuola media della nostra città e con grande senso di responsabilità riferisce che, d’altra parte, vanno compresi anche gli atteggiamenti di paura di tanti italiani, specialmente lì dove l’extracomunitario si rende protagonista di episodi di criminalità e illegalità. Ha confessato poi le difficoltà incontrate quando si vuol imparare una nuova lingua e continuare a praticare la tradizione della propria fede e dei propri costumi.
A conclusione dell’incontro, gli studenti hanno spontaneamente proposto le proprie riflessioni, manifestando il desiderio di voler parlare di questi ragazzi in fuga senza suscitare diffidenza e avversione, ma come risorsa e ricchezza di valori. Di voler sostenere il loro sogno di vivere in un mondo libero, dove poco importa essere di pelle bianca o scura, musulmano o cristiano, africano o italiano, perchè ciò che conta è che ognuno di noi alimenti la speranza che l’umanità non sia solo esodo, ma anche e soprattutto solidarietà e amore.
L’insegnante tutor del progetto, Rosellina Greco, ha ricordato che sui banchi di scuola il 5% degli alunni è straniero. Il futuro sarà sempre più multietnico e bisogna imparare a vivere insieme, favorendo la conoscenza reciproca e l’integrazione delle culture per giungere poi a trarre ricchezza dalla diversità. L’educazione scolastica alla convivenza civile può arrecare un contributo fondamentale alla soluzione dei complessi problemi provocati nella nostra società, dai crescenti flussi migratori.
L’iniziativa è stata fortemente sostenuta dal Dirigente Scolastico Giuseppe Capraro, sempre aperto e disponibile alla diffusione tra i giovani della cultura della legalità e della cittadinanza attiva.

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