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Un pensiero per Carlo Stampa E-mail
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Carlo Rizzo ci ha lasciato.

E ora che non c’è più sento un bisogno fortissimo di parlargli, di dirgli le cose che ho tenuto dentro quando l’ho visto in un bianco letto d’ospedale, pensando che ci fosse davanti un tempo lungo e indefinito per il momento dell’affetto, dell’ascolto, della comprensione.

Strana la morte, ci separa e insieme ci lega, nel momento stesso in cui ci sottrae l’amico ce lo restituisce per un dialogo diverso. E abbandonandoci ai ricordi delle esperienze condivise, pronunciamo parole care che mai avremmo detto, che inevitabilmente si intrecciano a lacrime e tristezza.

Parlare di Carlo significa celebrare il trionfo della semplicità e dell’amicizia.

Nella sua anima c’era tanta bontà, onestà, generosità. Se aveva una proposta o una richiesta sapeva presentarla sottovoce e con garbo. Un uomo buono, mite, corretto e sensibile, sempre pronto a gettare il seme della pace. Un collega gentile, un amico sincero che non ti chiedeva nulla, ma ti voleva bene.

Ha lavorato con impegno e discrezione nella palestra del nostro istituto, non lasciandosi mai sfuggire un’occasione per difendere e promuovere tra i giovani i veri valori dello sport.

Mi piace ricordarlo per il suo esserci in silenzio, per il dolce sorriso che non si arrende all’ostinata barba, per quegli occhi vividi che brillano ancora nelle foto della nostra gita a Praga, dei Trofei “Carnevale“ e “Taibi”, del corso per il patentino, della festa di pensione.

Ci sono incontri nella vita che provano quanto misteriosi possano essere i progetti di Dio quando vengono scanditi dalla sofferenza. Carlo è uno di quelli.

Insieme abbiamo vissuto piacevoli vicende scolastiche; insieme abbiamo condiviso momenti di sconforto quando la terribile malattia si è presentata e insieme ci siamo risollevati quando al calvario delle terapie seguiva un miglioramento.

Carlo ci ha insegnato a moltiplicare la nostra gioia, sostenere la nostra speranza, trasformare il deserto dei nostri rancori e delle nostre paure nel giardino fiorito e splendido dell’amicizia. Perché la vita non è mai una porta chiusa. Ma è sempre, per chi desidera rialzarsi, una possibilità.

Credo che, in genere, tutti noi pensiamo alla  morte come un fatto assurdo e irrazionale, doloroso e forse ingiusto. Ed è esattamente quello che ho provato quando Carlo è scomparso, ma riesco a vincere questo senso di sgomento e di vuoto, pensando che i puri di cuore vivono per sempre assorbiti  nella grazia e nell’immenso incanto del Cielo.

Ciao Carlo e grazie. Ti ricorderemo con affetto e gratitudine.

 

                                                                              Rosellina Greco

 


                               

 

 

 

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a cura del prof. Stefano Barone