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Ignazio Cutrò racconta la sua lotta al racket
Nell’aula “Savino Flora” del Liceo Scientifico “Leonardo” di Agrigento, gli studenti delle quinte classi hanno partecipato all’incontro con Ignazio Cutrò, imprenditore di Bivona e presidente dell’associazione antiracket “Libere Terre”.
L’iniziativa, fortemente sostenuta dal Dirigente Scolastico Guido Pancucci, è stata coordinata dalla Vicaria Rosellina Greco nell’ambito del progetto di istituto di educazione alla legalità.
Cutrò è un uomo semplice e dignitoso, che si è fatto da sé, che ha avuto la disgrazia di incrociare le sue sorti con la mafia e ha deciso di non piegarsi. Un uomo dalla schiena dritta, che non vuol arrendersi a Cosa Nostra e da dieci anni porta avanti una grande battaglia di civiltà.
Un siciliano testardo che urla a tutti la voglia di spezzare le maglie di quella ragnatela di omertà e di ignoranza da cui l’illegalità trae la sua linfa. Che lotta per ottenere una copertura assicurativa per i beni degli imprenditori che rompono il muro del silenzio.
Il suo calvario e quello dei suoi familiari inizia il 10 ottobre 1999. Quel giorno alcuni criminali hanno dato fuoco a macchinari edili della sua ditta, è stato il segnale mandato dalla mafia per richiamare l’imprenditore a pagare il pizzo. Cutrò non vuole svendere la propria dignità e denuncia l’accaduto.
Seguono attentati incendiari ai mezzi, furti di materiale, intimidazioni e minacce ma Ignazio non molla. Continua a denunciare il racket e diventa testimone di giustizia; dorme in auto a far la guardia al cantiere tentando di proteggere con la presenza il suo cantiere, lo fa con coraggio e incoscienza, al freddo e armato di una caldarella di pietre e una spranga di ferro. Ogni notte parcheggia gli automezzi davanti alla caserma dei Carabinieri di Bivona e ogni mattina li riporta in cantiere per riprendere il lavoro.
In serie difficoltà economiche, emarginato da amici e parenti e sotto scorta percorre impavido la strada della legalità e non rinunzia al suo sogno di vedere una Sicilia finalmente libera dal cancro della mafia.
“ Non voglio scappare – ha dichiarato Cutrò – non sono io a dovermene andare. Sono nato e cresciuto tra quelle montagne e lì continuerò a vivere ed a lottare per garantire un futuro ai miei figli”.
Cutrò ha rapito l’attenzione dei presenti con la sua forte voglia di vivere da uomo libero. “ Mi dà forza – ha concluso l’imprenditore - l’affetto e la solidarietà di tantissima bella gente come voi “.
Al termine dell’incontro gli studenti del “Leonardo” hanno consegnato all’imprenditore una targa e piccoli omaggi, grati di aver partecipato a questa importantissima lezione di legalità e di esser stati chiamati ad una prova di amore e di orgoglio per la propria terra.
Le Foto
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